“Il lavoro che sognavamo non esiste più. Come ridisegnare il futuro professionale" 14 luglio 2026
“Il lavoro che sognavamo non esiste più. Come ridisegnare il futuro professionale”
Martedì 14 luglio, il Rotary Club Alta Val d’Elsa ha aperto il mese di luglio con un tema quanto mai attuale, ospitando Viola Francini, 28 anni, giornalista che si occupa di attualità e società.
Viola Francini giornalista professionista da giugno 2023, con titolo di Master Universitario biennale di primo livello in Giornalismo IULM. Social Media Manager di VanityFair – Conde Nast da maggio 2022
Fra gli ospiti della serata, oltre alla relatrice Viola Francini erano presenti Gaia Stella Presidentessa Rotaract Valdelsa, Emma Calabrese Past President Rotaract Valdelsa, Massimo Granchi scrittore
“Il lavoro che sognavamo non esiste più” non è una frase di rassegnazione, ma il punto di partenza per capire il cambiamento in atto. Ecco alcuni passaggi dell’interessante intervento di Viola Francini
“Ogni generazione ha pensato che quella successiva fosse meno disposta al sacrificio. È successo ai Baby Boomers, alla Generazione X, ai Millennials e oggi succede alla Gen Z. Forse il punto non è stabilire chi abbia ragione, ma capire cosa stia realmente cambiando.”
“La Generazione Z rappresenta circa il 20% della popolazione italiana e entro il 2030 rappresenterà il 33% della forza lavoro globale. È la prima generazione completamente cresciuta con internet, gli smartphone e i social media”
“Per molti anni questa generazione è stata raccontata come pigra, fragile, poco incline al sacrificio. Eppure i dati raccontano qualcosa di diverso.”
Viola nel suo intervento ha toccato 3 punti chiave:
- *La fine del “posto fisso” come unico traguardo*: per le nuove generazioni la stabilità non è più l’unico valore. Al suo posto entrano flessibilità, progettualità e ricerca di senso. Nascono professioni ibride, il freelance, le carriere a step.
- *Competenze e formazione continua*: il mercato chiede di rimettersi in gioco ogni 2-3 anni. Università e aziende faticano a stare al passo. La vera competenza oggi è la capacità di imparare a imparare.
- *Il ruolo delle istituzioni e dei club di servizio*: il Rotary può fare da collante tra generazioni. Portare l’esperienza dei soci più “senior” a contatto con le ambizioni e le paure dei giovani, creando mentorship e opportunità concrete sul territorio.
Molto partecipato il dibattito finale. Dalle domande sono emersi dubbi e preoccupazioni di genitori e imprenditori: come orientare i figli, come trovare e trattenere giovani talenti in azienda, come comunicare con una generazione che dà priorità all’equilibrio vita-lavoro.
Ndr. Per la mancanza del tempo e per i numerosi interventi non sono riuscito a fare una domanda che formulo adesso con l’intento di offrire un contributo e ottenere una risposta alla prossima occasione da Viola
La domanda è: come le generazioni mature possono comprendere il “cosa fare” per i giovani e aiutarli a diventare la società che vorremmo e che non siamo riusciti a fare?
Questa domanda scaturisce da un problema nodale di questo processo di cambiamento profondo e veloce ed è costituito dal “non dialogo” fra i giovani e le generazioni mature (baby boomers, generazione X) e quindi abbiamo un problema socio culturale intergenerazionale la cui responsabilità è ovviamente delle generazioni mature che si sono date altre priorità.
Essere giovani oggi è molto, ma molto più difficile delle passate generazioni, aggravate del fatto che le attuali generazioni mature hanno fatto, e stanno facendo, ben poco per aiutare i giovani a crescere bene e meglio.
L’immagine millenaria dei nonni che parlano ai nipoti, come metafora del trasferimento della saggezza e della esperienza di vita, è sbiadita o scomparsa.
A conclusione, il Presidente Barbara Magni ha ringraziato Viola Francini per la chiarezza e la profondità con cui ha affrontato il tema, consegnandole il libro sulla Valdelsa, pubblicato dal Rotary Club Alta Valdelsa, e un omaggio floreale in ricordo della serata.
Una conviviale che ci lascia con una domanda e un impegno: se il lavoro che sognavamo non c’è più, abbiamo la responsabilità di *ridisegnarlo insieme*.

































